Monday, April 04, 2011

CAMPI SICURI PER I ROM E PER I CITTADINI ITALIANI : ECCO LA RICETTA


Qui non si tratta di avercela con la popolazione di etnia rom, non si tratta di essere razzisti, intolleranti o volersi fare giustizia da soli, magari con gesti violenti. Si tratta, invece, di recuperare un razionale rapporto con questo argomento che da sempre e' monopolizzato da visioni ideologiche che lungi dal risolvere il problema, ne hanno fatto un terreno di dibattito demarcato da una linea in cui si confronta la cosiddetta politica della tolleranza, versus la politica dell'intolleranza e spesso del razzismo. Il punto pero', tuttavia, non e' questo. Come al solito la destra, in generale si e' fatta trascinare, all'interno di questa dicotomia manichea, dal buonismo di facciata della sinistra. Ma qui non c'entra nulla essere buoni o cattivi, qui si tratta di far fronte ad un problema annoso che verte su un fatto apparentemente semplice e cioè' quello di consentire alle popolazioni Nomadi o Rom che dir si voglia di vivere secondo usi e costumi totalmente anarchici, avulsi da regole, leggi cje normanno il vivere civile all'interno di qualsiasi comunità' organizzata.
Prendiamo il problema nomadi a verso. Le persone appartenenti a queste comunità' hanno come elemento caratterizzante il fatto di muoversi in maniera migratoria da regione a regione e quindi anche da Stato a Stato. Vivono in una condizione di perenne migrazione, non riconoscendo elementi di appartenenza, di identità' con luoghi ed aree territoriali che per quasi la totalità' di noi altri hanno una ben definita' entità' valoriale. Quindi in ossequio a questo istinto migratorio i nomadi si spostano in continuazione a bordo delle loro eleganti vetture, dei principeschi Caravan, roulotte ecc. ecc. Vanno dove li porta l'istinto o la pianificazione strategica, necessaria a porre in essere i loro obiettivi preminenti. Si fermano dove trovano uno spiazzo, un largo, un piazzale adeguato. Li iniziano il loro bivacco che si caratterizza attraverso la produzione di un immensa montagna di sudiciume e lo sconvolgimento ed il sovvertimento delle caratteristiche ambientali e sociali dell'area invasa.
La mia proposta per affrontare il problema Rom e' semplicissima. I comuni delle diverse aree note per essere mete preferite dei Rom, edificano in quelle zone degli immensi piazzali, attrezzati di tutti i servizi necessari al soggiorno di strutture itineranti come caravan, rullate e tende ecc. ecc. Quindi piazzole con punti luce, acqua, fognature (scarichi delle rulotte in fogna), anche punto telefono e gas e ampi cassonetti per il deposito dei rifiuti solidi. 
Si rende obbligatorio, per coloro che si fermano ed accedono al campo l'attivazione delle utenze di sosta (non tutte magari ma solo quelle fondamentali quali luce, acqua e fogne) ed il pagamento giornaliero di una tariffa che sarà' ovviamente minore se più' e' lungo il periodo di permanenza. L'area sarà' sorvegliata da telecamere - come avviene dappertutto ormai - e dalle forze di polizia che pattuglieranno come dovunque. In più' sarà' vigente un regolamento del villaggio a cui tutti dovranno adeguarsi. Chi viola le regole e' sanzionato fino all'espulsione.
Tale impostazione verrebbe incontro alle esigenze dello stile di vita dei ROM, non gratuitamente, non generando casino e aree incontrollate e pericolose sotto il profilo della sicurezza e dell'igiene. Lo Stato non ci rimetterebbe un euro e gli introiti incamerati servirebbero per la costruzione e la manutenzione ottimale dei campi. Una frazione delle entrate sarebbe girata al comune ove il campo nomadi sarebbe collocato. Semplice e lineare.
Invece si continua sul fronte del caos, della gratuita', della perdita di risorse dei cittadini, della mancanza di sicurezza e della continua polemica fra frazioni stupidamente contrapposte su problemi creati dalla consueta demagogia di parte.
I ROM se vogliono vivere a modo loro, paghino e si uniformino a regole e leggi nostrane, altrimenti gambe in spalla e pedalare.

Massimo Scorretti

Friday, December 01, 2006

DESTRA AL BIVIO

DESTRA AL BIVIO
Quando il Moderatismo in politica esita nel Qualunquismo

C'è qualcosa di male ad essere moderati in politica ? Si sono ispirati e si ispirano a questo sentimento dottrinario in larghe schiere. E non c’è rifugium peccatorum più affidabile e sicuro, soprattutto per chi ha rappresentato valori ed idee forti e soprattutto in mancanza di un pensiero coordinato e portante, di un bello schema di pensiero moderato.
Oggi il reclutamento del consenso in politica non avviene più attraverso la proposta di un idea, di una linea di pensiero che da origine ad un progetto di governo della società. Oggi il reclutamento del consenso avviene attraverso una bella faccia sparata di TV che dice ai cittadini quello che più o meno questi vogliono sentirsi dire (almeno nei modi). Ci sono taluni ad esempio che riescono a condividere meglio ciò che afferma Bertinotti proprio in ossequio a quel suo “stile”, alle sue giacche di velluto e alla sua erre moscia.
Solo degli esilissimi distinguo, sono li a tentare di creare un’artefatta differenza tra i diversi schieramenti di ispirazione moderata.
Le categorie della politica tendono ad estinguersi, lasciando il posto ad un non sentimento, un non pensiero che si sostanzia nelle soluzioni-ricette che danno risposte immediate alle questioni che più affliggono i cittadini. Ha un qualche senso parlare ancora di identità ed appartenenza politica ? Certamente oggi da destra non possiamo pensare di essere contro la procreazione assistita, contro il possesso di un esile quantità di droga, contro la genetica e tutte le sue futuribili applicazioni, contro un certo liberismo economico e contro uno stato che in qualche modo assiste le categorie più deboli, sul multiculturalismo, sul voto agli extracomunitari, sull’insegnamento del corano a scuola.
In buona sostanza siamo d’accordo su concetti che in un qualche modo posseggono un carattere eminentemente antitetico. Non ho nulla da eccepire neanche su questo. Ma cosa ne è delle categorie classiche della politica: la destra, la sinistra ed il centro con tutti i suoi bagagli e retaggi di pensiero associati? Nella categoria della destra, come della sinistra ci ritroviamo di tutto. Ma sopra a tutto troviamo il ricorso a dosi industriali di moderatismo. Diventare moderati, non essendolo mai stati, vuol dire essere possibilisti su tutto. E’ una delle chiavi di volta, una sorta di grimaldello, per poter accedere nel tinello di casa degli elettori italiani. Un moderatismo raccogliticcio, a tinte confuse che mostra i tratti salienti del qualunquismo secondo il quale ci si rivolge alla società ed ai problemi in maniera da banalizzare per eccessiva semplificazione i contorni e la complessità della medesima. Il moderatismo che esita nel qualunquismo, non riuscendo a creare un convincente distinguo, è il male subdolo di questo nostro tempo. E’ un tempo con poche idee e francamente molto confuse. Dominate dallo spauracchio del politically correct, che rappresenta un vero e proprio limitatore di velocità e di pensiero. La sola ipotesi di uscire fuori da quei binari terrorizza anche il più illuminato degli attuali politici.
Si è sempre sostenuto che la destra italiana è una destra interclassista (ma quali classi coinvolge realmente) che raccoglie consensi in senso allargato dalle classi sociali più disagiate a quelle più agiate. La cosiddetta destra diffusa, preconizzata da Fini, e cosi largamente presente nel paese (circa il 20% degli elettori), non si riconosce in AN e non vota quest’ultima. Ma perché ?
Forse perche la destra è sempre stata fortemente schierata contro le droghe, ritenendo la persona ed i suoi comportamenti sacra ed inviolabile? Perché la destra sostiene con forza l’idea della famiglia tradizionale, come riferimento ineludibile sul quale far poggiare la società? Perché la destra vuole sicurezza nello stato e per i suoi cittadini ?
Perché per la destra lo stato nazionale rappresenta una comunità con origini e destino e terra sacri ed inviolabili? Perché l’immigrazione in massa all’interno dei nostri confini, se non armonizzata quantitativamente e qualitativamente, produce fenomeni vistosi di diluizione delle radici originali della nostra comunità, alterando i connotati base della comunità medesima ?
Se questi sono valori base per la gente di destra, attualizzarli non può voler dire determinare posizioni ambigue, introducendo variabili che per lungo o per rovescio, possono essere ritenute digeribili, proprio perché attuali, da tutto l’universo mondo incluso nell’attuale società italiana.
Le idee portanti e tradizionali della destra vanno attualizzate ? Questo forse è vero. Ma l’attualizzazione non vuol dire diluizione, non vuol dire necessariamente moderazione o attenuazione dell’incisività e del rigore con cui l’idea in se trova attuazione nel concreto. Se l’attualizzazione vuol dire far uscire la destra italiana da quella sorta di limbo in cui da destra non si poteva parlare, se non in termini negativi, di temi quali l’America, la bioetica, l’eugenetica, le diversità, il disagio ecc. Parliamone. Definiamo il percorso ed i contenuti dell’attualizzazione.
Rimane difficile per un elettorato pensante attendere che i contenuti dell’attualizzazione ci vengano comunicati da qualcuno per comunicati stampa, per radio o per TV. Soprattutto se questi contenuti di colpo vanno a costituire la linea politica di un partito.
Se poi per far comprendere a tutti gli elettori i nostri punti di vista occorre una bella faccia accattivante che vada in TV a fare audience. Cosi sia. Ma se dobbiamo vendere la faccia, tentiamo almeno di non vendere le terga.
Prodico di Ceo

Monday, November 20, 2006

Frazioni Molecolari

Resta solo l’inviolabilità del pensiero


Non siamo più soli. Soli con noi stessi, nella nostra intimità, assorbiti nei nostri pensieri. Siamo sempre in compagnia di qualcuno. Anche non volendo. Di un qualcuno indesiderato, di un qualcuno non gradito che si insinua nelle pieghe dei nostri comportamenti, dei nostri momenti privati, della nostra intrinseca volontà di vivere nella sfera non pubblica, della sfera del nostro io solo.
Nolenti o volenti qualcuno ci osserva, ci scruta. Sa dove siamo e cosa facciamo. Quando rispondiamo o chiamiamo qualcuno al cellulare, ecco che c’è un qualche sistema che individua la nostra posizione e focalizza i nostri movimenti. Sempre che non stia pure ascoltando i nostri dialoghi riservati. Se ci indirizziamo verso il bancomat per ritirare 50 euro eccoci ancora localizzati dalla nostra tesserina magnetica e mentre ci allontaniamo lasciamo la nostra impronta visiva sulle telecamere esterne o interne della banca medesima. Saliti in macchina siamo intercettati e schedati ovunque dalle migliaia di telecamere che ormai sono localizzate sui semafori di mezza città, agli incroci, sugli autovelox, ed ancora sugli ingressi delle autostrade, nelle aree di servizio, sui cavalcavia e nei distributori di carburante. Mentre tentiamo di districarci nel groviglio urbano dove per orientarsi occorre far ricorso alle tecnologie avanzate, ecco che l’utilizzo del GPS-navigatore ci localizza, sbagliando quasi di nulla. Ma sopra a tutti ci sono loro. Ci sono i satelliti che ci guardano, ci seguono, ci fotografano, ci riprendono e non ci lasciano mai. Una rete fitta di satelliti, coordinati, integrati tra loro che riescono a fotografare le nostre facce e le nostre mani con estrema nitidezza. Fanno delle splendide fotografie delle nostre case, dei nostri quartieri, delle nostre macchine e dei nostri movimenti. Noi che pensiamo di muoverci liberi e di poter fare quello che vogliamo. Basta fare un giro su google earth per capire com’è la situazione. E pensiamo che google earth è poco più di un giocattolo visibile e disponibile a tutti, immaginiamo cosa sanno e possono fare i professionisti del ramo con strumenti di gran lunga più potenti di quello.
Dato quindi per certo di aver perso la nostra macroscopica intimità, siamo almeno sicuri di possedere intatta l’intimità nel nostro meno accessibile microcosmo? L’interno del nostro involucro corporeo è al sicuro ? Siamo sicuri di non aver subito effrazioni del nostro assetto molecolare? Perdere un capello, un frammento di tessuto, una cellula od un ben più esiguo frammento molecolare potrebbe, oggi, equivalere a lasciare foto e carta d’identità per terra. Basta solo che ci sia qualcuno disposto a volersi interessare di noi. Basta averle (e non è difficile) a disposizione. Microchip sottocutanei faranno a breve la differenza. Microchip analizzati in laboratorio ci diranno quando e di quale malattia potremmo morire. Segreti macro e micro sono e saranno come libri aperti e consultabili da tutti o quasi. Ma una vita senza intimità e segreti può avere ancora un senso? Oppure la perdita della nostra vita intima e la spersonalizzazione può rappresentare l’elevatissimo prezzo alla nostra necessità di conoscere sempre di più attraverso il ricorso incontrollato alle tecnologie ? Ma rinunciare a quella parte occulta o riservata del nostro io può condurre alla perdita della nostra essenza e portarci verso la fine della nostra storia?

Tuesday, November 14, 2006

Castelnuovo di Porto: Referente Cercasi

Castelnuovo di Porto: le Api muoiono - Referente Cercasi

La politica Castelnuovese è fatta cosi: prendere o lasciare. O la prendi com'è e cioè fatta negli anfratti bui del paese, nei crocicchi, sull'uscio dei bar, sulle panchine sparse qua e la.... oppure scordatela. Non si fa nelle sedi di partito (per fortuna), non si fa intorno a tavoli in cui si dice la propria, non si fa a faccia aperta. Non c'è gusto. C'è più gusto a soffiarsi mezze frasi criptate nelle orecchie, a far intuire una mezza verità (ed anche una mezza falsità) a chi poi andrà a riportarla a destra e a manca, ad organizzare incontri e cene tra persone che non possono farsi vedere in giro insieme - magari in qualche ristorante lontano da Castelnuovo - per poter discettare di scenari politici, alleanze - vecchie e nuove - dove la caccia al portatore di voti diventa lo sport più importante ed ineludibile. Che piacere questa ricorrenza.
Avremmo dovuto aspettare altri due anni e mezzo e la fine del mandato del Sindaco, ma invece sembra che l'Ape che non fa il miele di Lucchese sia destinata ad un'anticipata estinzione. Estinzione di una razza nata malata. Un'ape a cui non sono mai spuntate ne le ali, ne il pungiglione. Il nostro talentuoso Sindaco che aveva scomodato l'Ape per evocare una sorta di parallelismo tra la sua operosità e quella delle api operaie, si è dovuto presto ricredere perchè le sue sei api assessori (non operaie), lungi dall'operare, sono presto entrate in sciopero, non prima però di aver intascato lo stipendio di ape assessore. Ed allora mentre l'era delle Api volge al tramonto, i mosconi e calabroni della zona si sono alzati in volo e pattugliano i cieli castelnuovesi in cerca di un nuovo referente che prenda al più presto il posto di Lucchese e dell'Ape Maia.
Che brutti nomi circolano e che brutti ceffi si rivedono in giro.
Never mind.

Frazioni Molecolari

Frazioni Molecolari

Friday, November 10, 2006

Frazioni Molecolari

Frazioni Molecolari

Abbiamo perso la testa

C’è una domanda che è rimbalzata ossessivamente nella testa di tanti militanti ed appartenenti ad Alleanza Nazionale, sin dall’indomani della sconfitta subita alle regionali di Aprile 2005 e del tutto recentemente alle ultime elezioni politiche di aprile 2006.
Come è stata possibile una simile debacle ?
C’è ancora smarrimento e sbigottimento. E’ difficile da credere e da mandare giù. Nell’aria c’era una strana percezione. C’era la sensazione di una qualche flessione della CDL, ma non quella del crollo rovinoso. C’era la sensazione in molte parti della penisola, del confronto serrato, del testa a testa, ma non della disfatta imminente.
Anche il centro-sinistra interrogato in merito, ha ammesso che non si aspettava una vittoria su cosi larga scala.
Dunque cosa è successo? Se ci interroghiamo per cogliere quel nesso di causalità che lega effetti e cause, se approfondiamo l’analisi per meglio comprendere le dinamiche, definire i passaggi errati, gli errori compiuti….ecco che è difficile trovare l’orientamento giusto per individuare le radici e le ragioni intime di quanto è accaduto.
Vi è una molteplicità di fattori tutti egualmente concorrenti.
Se è vero che la politica è fatta di numeri e che quest’ultimi rappresentano il consenso sommato dei cittadini che si riconoscono nel tuo progetto, allora occorre comprendere, in prima istanza, il perché i cittadini hanno “ritirato” il proprio consenso alla CDL. Perché quei cittadini che avevano votato la fiducia a Storace nel Lazio, a Ghigo in Piemonte, a Fitto in Puglia, a Pace in Abruzzo ed ancora in Liguria e in Calabria, capovolgendo radicalmente il loro orientamento, hanno decretato il fallimento delle politiche regionali messe in campo dai governatori del centro destra.
E’ corretto interpretare il fenomeno della sconfitta come esplicito fallimento delle politiche regionali dei governatori, oppure le ragioni vanno individuate altrove ?
Nel Lazio vi era un opinione diffusa, all’indomani del voto, che Storace avesse ben operato.
Nel Lazio, ad esempio, lo ha riconosciuto a “mezza bocca” anche il centro sinistra. Vi sono stati attestati di stima e di apprezzamento, trasversali agli schieramenti politici tradizionali, unanimi nel riconoscere la quantità e la qualità delle iniziative e degli interventi realizzati dalla giunta Storace.
Andreotti aveva sostenuto Storace, addirittura la Levi Montalcini aveva sollevato il suo plauso e il sostegno verso Storace e verso le sue iniziative di governo in campo sanitario.
Ma allora cosa è realmente accaduto ?
Perché il consenso ed i numeri sono venuti meno ?
Ma cambiamo scenario. Proiettiamoci all’anno seguente: il 2006.
Come in uno sciagurato deja vu le previsioni di alcune lucide Cassandre di AN trovano conferma e la CDL perde le politiche. Anche se tra mille polemiche e per soli 24.000 voti, anche il controllo del Governo nazionale passa al centro sinistra.
Nel giro di soli cinque anni il centro destra perde quasi tutto ciò che aveva conquistato nel quinquennio precedente.
La maggior parte delle regioni e delle province sono in mano al centro sinistra. Eppure dalle ultime elezioni viene fuori un Italia con un elettorato spaccato esattamente a metà.

Proviamo ad individuare delle risposte.

L’attuale crisi della CDL nasce primariamente (ma non esclusivamente) dalla forte attenuazione dei consensi ricevuti da FI ed in buona sostanza dal Premier Berlusconi.

Berlusconi, indubbiamente, come Presidente del Consiglio e Capo del Governo uscente, deve ammettere ed accettare le responsabilità collegate al fatto che le cose in Italia non sono andate bene durante il periodo in cui è stato alla guida della nazione. Negli oltre quattro anni di governo molte delle aspettative dei cittadini sono andate deluse. Le speranze che ampi strati della popolazione riponevano nell’avvento al governo della CDL, per approdare a condizioni di vita migliori, sono state disilluse. E’ pur vero che le aspettative indotte da Berlusconi e dalla CDL, nell’immaginario collettivo, erano molto alte e gli obiettivi preposti molto ambiziosi. Ciò tuttavia faceva parte del gioco.
Ciò non vuol dire che il determinismo della crisi italiana - che è poi europea - vada ricercato, esclusivamente, nell’incapacità di Berlusconi e dei suoi ministri di governare l’Italia attraverso adeguate politiche economiche e di sviluppo. Vi è, da un lato, la disastrosa crisi mondiale e la pessima congiuntura economica europea verificatasi in coincidenza con l’indomani dell’11 settembre, dall’altro l’insufficienza e la probabile inadeguatezza delle misure e delle azioni di politica economica messe in campo dall’allora super-ministro Tremonti nei tre anni di sua competenza. Forse era il caso di adeguare la politica economica di questi anni “difficili” con una più integrata politica, meno liberista e più temperata sul fronte dello sviluppo e della crescita economica.
L’applicazione dei paradigmi liberisti, introdotti da Tremonti, mutuati dalle politiche Reaganiane e Tatcheriane degli anni ’80 e ’90, probabilmente nel nostro attuale contesto storico ed ambientale non hanno trovato la capacità e la possibilità di esprimere il loro potenziale. Non è un mistero, inoltre, che l’applicazione di tali principi economici non trovano adeguata e completa applicazione in un contesto economico “vincolato” dai parametri imposti dalla politica economica, sovranazionale, europea.
Qualunque governo, di qualsiasi colore, si sarebbe trovato nelle difficoltà in cui si è trovato il governo Berlusconi.
L’introduzione dell’Euro, se da un lato ha avuto gli innegabili meriti, di unificare ulteriormente l’Europa e di proteggere la moneta dalla svalutazione, sull’altro versante ha indubbiamente impoverito le famiglie italiane (e quelle europee) diminuendo di un terzo il potere di acquisto degli stipendi degli italiani.
Quest’ultimo fatto ha generato uno stato di permanente irritazione e preoccupazione della comunità nazionale che ha dovuto fare i conti, del tutto improvvisamente, con una condizione di decremento sostanziale del potere d’acquisto della nuova moneta.
Le strategie da porre in essere, per proteggere il potere d’acquisto delle famiglie, dovevano in qualche modo avere priorità sulle scelte politiche del governo e rappresentare un momento ineludibile sulla quale concentrarsi, con la massima determinazione ed ostinazione.
Sbagliato è stato il non saper prevedere che l’avvento della moneta unica avrebbe generato un sovvertimento, in negativo, delle economie domestiche ed aver enucleato, preventivamente, delle scelte riparatrici od attenuatrici di tale tendenza.
Il nostro elettorato non si è convinto con le affermazioni di Berlusconi che sono apparse insufficienti e superficiali, quando egli ha affermato che non si poteva andare “contro le leggi di mercato” e che non si potevano mettere vincoli esterni e condizionamenti al mercato per contenere i prezzi al consumo.