Frazioni Molecolari
Resta solo l’inviolabilità del pensiero
Non siamo più soli. Soli con noi stessi, nella nostra intimità, assorbiti nei nostri pensieri. Siamo sempre in compagnia di qualcuno. Anche non volendo. Di un qualcuno indesiderato, di un qualcuno non gradito che si insinua nelle pieghe dei nostri comportamenti, dei nostri momenti privati, della nostra intrinseca volontà di vivere nella sfera non pubblica, della sfera del nostro io solo.
Nolenti o volenti qualcuno ci osserva, ci scruta. Sa dove siamo e cosa facciamo. Quando rispondiamo o chiamiamo qualcuno al cellulare, ecco che c’è un qualche sistema che individua la nostra posizione e focalizza i nostri movimenti. Sempre che non stia pure ascoltando i nostri dialoghi riservati. Se ci indirizziamo verso il bancomat per ritirare 50 euro eccoci ancora localizzati dalla nostra tesserina magnetica e mentre ci allontaniamo lasciamo la nostra impronta visiva sulle telecamere esterne o interne della banca medesima. Saliti in macchina siamo intercettati e schedati ovunque dalle migliaia di telecamere che ormai sono localizzate sui semafori di mezza città, agli incroci, sugli autovelox, ed ancora sugli ingressi delle autostrade, nelle aree di servizio, sui cavalcavia e nei distributori di carburante. Mentre tentiamo di districarci nel groviglio urbano dove per orientarsi occorre far ricorso alle tecnologie avanzate, ecco che l’utilizzo del GPS-navigatore ci localizza, sbagliando quasi di nulla. Ma sopra a tutti ci sono loro. Ci sono i satelliti che ci guardano, ci seguono, ci fotografano, ci riprendono e non ci lasciano mai. Una rete fitta di satelliti, coordinati, integrati tra loro che riescono a fotografare le nostre facce e le nostre mani con estrema nitidezza. Fanno delle splendide fotografie delle nostre case, dei nostri quartieri, delle nostre macchine e dei nostri movimenti. Noi che pensiamo di muoverci liberi e di poter fare quello che vogliamo. Basta fare un giro su google earth per capire com’è la situazione. E pensiamo che google earth è poco più di un giocattolo visibile e disponibile a tutti, immaginiamo cosa sanno e possono fare i professionisti del ramo con strumenti di gran lunga più potenti di quello.
Dato quindi per certo di aver perso la nostra macroscopica intimità, siamo almeno sicuri di possedere intatta l’intimità nel nostro meno accessibile microcosmo? L’interno del nostro involucro corporeo è al sicuro ? Siamo sicuri di non aver subito effrazioni del nostro assetto molecolare? Perdere un capello, un frammento di tessuto, una cellula od un ben più esiguo frammento molecolare potrebbe, oggi, equivalere a lasciare foto e carta d’identità per terra. Basta solo che ci sia qualcuno disposto a volersi interessare di noi. Basta averle (e non è difficile) a disposizione. Microchip sottocutanei faranno a breve la differenza. Microchip analizzati in laboratorio ci diranno quando e di quale malattia potremmo morire. Segreti macro e micro sono e saranno come libri aperti e consultabili da tutti o quasi. Ma una vita senza intimità e segreti può avere ancora un senso? Oppure la perdita della nostra vita intima e la spersonalizzazione può rappresentare l’elevatissimo prezzo alla nostra necessità di conoscere sempre di più attraverso il ricorso incontrollato alle tecnologie ? Ma rinunciare a quella parte occulta o riservata del nostro io può condurre alla perdita della nostra essenza e portarci verso la fine della nostra storia?


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